Elogio della paura

Martin Luther King diceva: “Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.” Già, proprio così. L’animo umano, le nostre intere esistenze a dire il vero, vacillano in questo eterno alternarsi tra la paura e il coraggio. Erroneamente saremmo portati a pensare che uno esclude l’altro e che quindi, quando uno è presente l’altro è assente. Ma non è esattamente così. La verità è che le persone più coraggiose che conosco sono intrise di paura. La paura aiuta a vivere. La paura aiuta a sopravvivere. Se domani una pillola facesse scomparire dall’animo umano il sentimento della paura finiremmo schiacciati sotto un’automobile dopo cinque minuti che usciamo di casa… Forse lo faremmo col sorriso stampato sul volto in preda alla totale incoscienza, ma sempre una brutta fine ci aspetterebbe. Rivalutiamola dunque questa paura. La paura è dunque una lente vitale, assolutamente importante in alcune fasi della nostra esistenza e che ci aiuta a decifrarla meglio. Una lente di cui non possiamo fare a meno. Per anni l’abbiamo disprezzata questa paura lanciando messaggi insensati come “nessuna paura” o cavolate simili. Ma cosa diavolo significa? Come possiamo anche solo immaginare una qualche forma di esistenza priva di paura? La paura è una nostra componente fondamentale, che ci forgia. Ci da continuamente dei consigli (non sempre richiesti) e qualche volta ci azzecca, qualche volta no. Non è un’amica, per carità, ma nemmeno un impostore a cui non dare mai nemmeno un centesimo di credito. Come il sale, come lo zucchero, la paura può dare maggior significato alle nostre azioni ma, proprio come i due ingredienti prima citati, va presa con parsimonia e nella giusta misura.

Accettala

Come? Innanzitutto accettandola. Prima scrivevo che frasi come “nessuna paura” per me sono delle grandissime stronzate. E lo confermo. La paura c’è, c’è stata e ci sarà sempre nella umane cose. E se anche tu che stai leggendo queste parole senti di avere paura, grande o piccola che sia, ricorda che.. è assolutamente normale, e questo non ti qualifica in meglio o in peggio rispetto gli altri. Ammettere di aver paura dunque non deve essere visto come un segno di debolezza ma come un esercizio di realismo. Ma non solo. Nel momento stesso in cui “ammettiamo” ed “accettiamo” le nostre paure abbiamo fatto un passo in più verso una maggiore conoscenza di noi stessi e, cosa più importante, stiamo iniziando a prosciugare questa paura. Gli antichi dicevano che la “saetta anteveduta” (la freccia vista prima) fa meno male quando ci arriva addosso. E così funziona anche con la paura. Nel momento in cui la conosciamo, nel momento in cui (addirittura) la abbracciamo la stiamo aiutando ad autoprosciugarsi. E viviamo meglio. Mi viene in mente il paragone della barca e del mare in tempesta: se di fronte ad onde alte 10 metri legate la vostra barca con l’ancora la tempesta vi schiaffeggerà, e forse finirà per distruggere la vostra imbarcazione. Se invece tirate su l’ancora e, semplicemente, rimanete li a cavalcare le onde, forse vomiterete per i troppi su e giù, ma limiterete i danni. Di fronte alla paura, di fronte alle onde che alle volte sembrano sconvolgere le nostre esistenze dobbiamo solo pazientare, capire il momento, accettarlo e galleggiare aspettando che il peggio passi. E passerà. Perché, lo sappiamo ma alle volte ce lo scordiamo, prima o poi tutte le onde si stancano… la paura svanisce. E torna il sole.