Vita da fotografo e passione

Mollo tutto e me ne vado… quante volte ce lo siamo detti? Magari per lasciare il proprio lavoro e iniziare a fare una vita da fotografo.

La realtà, a ben vedere, è diametralmente opposta, perché quando si decide di dare una sferzata di novità alla propria vita, allora è lì che bisogna non mollare e TORNARE, si… ma tornare a ESSERE se stessi.

Le passioni, per quanto vogliamo sbarazzarcene, non ci lasciano anzi…  ci suggeriscono di esser prese in seria considerazione, perché possono diventare nostre alleate nel processo di realizzazione personale.

Qualche tempo fa vi ho parlato di come il lavoro, o meglio, la concezione che abbiamo di esso, sia quella di un impiego noioso e logorante. 

Poi, l’inaspettato spiraglio di luce aperto dalle vicende legate alla pandemia, la rivoluzione attraverso Smartworking & Co.

Cosa ci manca, dunque?

Non mollare, appunto. Perché una passione può trasformarsi in una fantastica storia d’amore. Perdonate questa metafora dal vago sapore sentimentale, ma serve a rendere l’idea del rapporto che ho con la fotografia.

Un obiettivo era ciò che io e la macchina fotografica avevamo in comune.

Il mio era quello di immortalare i magnifici posti che avrei visitato, ad ogni costo.

“Viaggio, dunque sono” non è una frase priva di senso piazzata casualmente sul mio sito.

E’ per me la pietra filosofale, che mi permette di andare avanti con gli anni tornando indietro con l’età.

Viaggiare mi ha sempre fatto sentire vivo e fotografare mi serviva a cristallizzare attimi di felicità estrema, a rendere visibile agli occhi quello che era il vero viaggio, quello interiore.

Le dimensioni del viaggiare

Ci sono tanti modi di fotografare, tanti, tantissimi soggetti, ambienti, situazioni.

Io avevo deciso di essere un fotografo nomade, di spostarmi per realizzare lo scatto tanto desiderato, idealizzato.

Creare un itinerario ad hoc per sintetizzare atmosfere, catturare aurore boreali, sincronizzarmi con le dune del deserto, immortalare la nebbia in cui s’immerge una città ancora dormiente.

Vedevo la foto nella mia testa prima ancora di sentire il click dello scatto. Calcolavo le prospettive e percepivo sulla pelle la luce da sfruttare per rendere giustizia ai panorami che, grazie al mio viaggiare senza sosta, mi si stagliavano davanti agli occhi.

Il progetto “la Patitucci”

Non contento, ho intrapreso nuovi percorsi e mi sono immerso in nuove avventure, artistiche e professionali.

Ed ecco che la sinergia con Vanessa Patitucci, in arte La_Patitucci (@la_patitucci).

Trovate qualche foto nella galleria blog glamour su questo mio sito.

Ha generato in me un nuovo interesse; ero solito immortalare skyline, frammenti di vita urbana o la maestosità di un paesaggio, invece ho scoperto come lo sguardo umano può contenere un mondo intero, mi sono divertito a sperimentare me stesso, acquisendo nuove competenze e sorprendendomi del mio stesso entusiasmo nel reinventarmi!

La passione che mi animava è rimasta intatta, si è semplicemente colorata di diverse sfumature.

Ho la fortuna di aver saputo diversificare le mie competenze, di essere poliedrico, per scattare senza eccessivo stress, anche se, tutto sommato, la parola “relax” non è dietro l’angolo come  può apparire sembrare!

Viaggiare, spostarsi continuamente, ti fa capire il significato della definizione fotografo nomade: occorre essere molto centrati ed elastici per adattarsi ai continui cambiamenti e parlo dei diversi fusi orari, degli sbalzi di temperatura, delle abitudini e dei comportamenti da adottare nei diversi posti in cui si soggiorna.

Radici ferme

Mantenere le radici ben idratate, senza consentirgli di affondare nel terreno stazionandovi a lungo, è un lavoro da equilibristi che è ben ripagato, se vissuto con il giusto spirito di avventura temperato dall’impegno profuso nel proprio lavoro.

Per fare il grande passo, infatti, occorre tenere presente che nulla sarà regalato e perciò è bene prepararsi, realizzando un perfetto equilibrio tra competenze e materiale.

Un fotografo nomade (e in questo, la semplicità bucolica del termine “nomade” stride con l’investimento iniziale che può rivelarsi inaspettatamente ingente), deve avere la giusta attrezzatura ma soprattutto, deve avere la capacità di utilizzarla: non abbiate fretta, acquisite l’esperienza che sarà la vostra àncoradi salvezza, la vostra solida base. Tenete presente poi, che sarà necessaria anche una dotazione tecnologica (pc, hd esterni, connessione, programmi di editing foto) per realizzare scatti professionali.

Finale

Ci vorrà del tempo probabilmente per trasformare la vostra in una vita da fotografo, ma il viaggio è lungo e bisogna partire con scorte adeguate.

Le strade da percorrere saranno molte, farete bene a sviluppare il fiuto per gli affari, per capire quali contatti vi porteranno al risultato che sperate di ottenere, quali strade dovrete seguire, quale decisione adottare prontamente di fronte a un bivio (e ce ne saranno molti).

Lungi da me spaventarvi, anzi: pregustate l’adrenalina di un girovagare nel mondo nella vostra nuova vita da fotografo.

Restare lontani da casa in un continuo interfacciarvi con le personalità più diverse, una pésca bendata tra imprevisti e probabilità, ma non gettate la spugna, non mollate, proprio per cambiare vita!

D’altronde come insegna Vinicio Capossela…

un posto d’oltremare è lontano solo prima d’arrivare!