Le perle di Dubai

Oggi voglio parlarvi delle perle di Dubai. A Dubai non è “solo” oro quello che luccica. Tutti noi conosciamo Dubai, o per averla visitata oppure per averla vista sui giornali o prevalentemente in TV. Una città pazzesca se ci pensate, è sorta ed esplosa in soli 40 anni in mezzo al deserto sviluppandosi al limite dell’incredibile.

La guardi ed è difficile non rimanere abbagliati dalla bellezza architettonica dei grattacieli che si stagliano imponenti nel cielo, dalle macchine di lusso, dai centri commerciali enormi con piste da sci e mega acquari dove pesci di ogni tipo nuotano in 10 milioni di litri d’acqua.

Ma prima di essere uno dei luoghi più glamour del Globo Dubai è uno dei sette Emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti, sicuramente quello più conosciuto in tutto il mondo. Degli Emirati conosciamo il ricco benessere dei giorni nostri, per lo più costruito a suon di petrodollari, ma pochi però sanno che queste piccole città stato hanno una storia millenaria anche in un altro settore molto ricco e lussureggiante, quello della pesca delle perle di Dubai.

Una storia interessante

È, ritengo, una storia molto interessante, che voglio raccontarvi avendo avuto la fortuna di visitare la Pearl Farm di Ras Al Khaimah. Intro storica La prima perla pescata risale addirittura all’ 8.000 AC e fu pescata ad Abu Dhabi e la seconda nel 7.500 AC ad Umm Al Quwain, un altro dei 7 Emirati.

Le perle furono subito apprezzate, citate in poesie e libri e ben presto il loro commercio crebbe in popolarità’ e la città’ di Ras Al Khaimah raggiunse una forte espansione nel mercato di questi preziosi naturali.

Una storia antica

Ben prima del boom petrolifero, gli Emirati Arabi Uniti prosperavano grazie al ricavato delle perle di Dubai. Le immersioni offrivano lavoro stagionale e molte famiglie locali possono ancora far risalire le loro fortune alle storiche immersioni con le perle che facevano i loro avi.

Ed è’ proprio a causa del di questo commercio che molte famiglie di pescatori hanno finito per trasferirsi in città’ costiere come Dubai e Abu Dhabi per essere più vicine al porto ovvero il posto di lavoro. Perle naturali e Perle coltivate Le perle possono essere naturali o coltivate. Come nasce una perla? Una perla si forma quando un corpo estraneo viene ad introdursi nei tessuti molli di un’ostrica.

Come nasce una perla

La reazione del mollusco che ne consegue per auto-difendersi, è di secernere una sostanza organica chiamata “nacre.

Essa si accumula sul corpo estraneo, dando origine alla perla per come la conosciamo noi. Le perle naturali o perle fini sono perle che si sono formate naturalmente, per caso, in quanto un parassita o un frammento estraneo si infila nel tessuto del mantello di un’ostrica, generando la nascita di una perla senza l’intervento umano.

Le perle coltivate sono ottenute tramite una procedura di innesto di un corpo estraneo, chiamato nucleo, nella gonade del mollusco. Una volta inserito il nucleo inizia lo stesso processo naturale della secrezione del nacre intorno al nucleo introdotto generando così la perla.

La fase uno prevede lo stoccaggio delle ostriche giovani in una rete di colore blu per sei mesi; trascorso questo periodo si passa alla fase due e le ostriche vengono trasferite in un altro contenitore dove ci rimarranno per altri tre mesi. Fino a questo momento le ostriche sono chiuse e si evita di fare qualsiasi impianto perché’ è un mollusco forte e cercare di aprire il guscio può causarne la rottura e la morte.

Le fasi finali

Quindi arriviamo alla fase 3 dove le ostriche vengono tenute al buio così che possano “rilassarsi” e dischiudersi. Questa fase dura un mese ed è qui che i pescatori effettuano l’impianto del nucleo ad ogni singola ostrica.

Una volta che hanno impiantato il nucleo si passa alla fase 4 che durerà un altro mese dove le ostriche sono tenute sotto stretta osservazione.

Qui la perla inizia a formarsi o in caso contrario il nucleo verrà espulso. Finita questa fase c’è l’ultimo passaggio, il quinto, in cui le ostriche vengono sistemate su un pannello verticale per un altro anno.

Settimanalmente i pescatori le ripuliscono dai parassiti che si attaccano sul guscio perché’ potrebbero bucarlo e quindi uccidere il mollusco. Nei mesi di gennaio, febbraio, novembre e dicembre non si pesca.

A marzo inizia la cosiddetta pesca fredda. Da maggio fino ad agosto c’è la pesca vera e propria. Per 4 mesi i e pescatori restano a bordo dell’imbarcazione effettuando dalle 15 alle 200 immersioni giornaliere e mangiando solamente a cena un piatto di riso con del pesce mentre durante il giorno bevono caffè e mangiano un dattero.

Un lavoro faticoso

Sull’imbarcazione non esistono cabine o alloggi, si dorme tutti insieme in coperta. E se qualcuno si sente male? Può succedere che immergendosi così tante volte al giorno entri acqua nel cervello. Come ci si cura? Il malcapitato si appende per i piedi letteralmente in modo che possa sgocciolare e svuotarsi… Qui i casi sono due, o sopravvive o muore. Nel secondo caso, non potendo rientrare, il corpo troverà sepoltura in una vicina isola se c’è oppure avvolto in un telo e lasciato affondare in mare. Ma quali attrezzature servono ad un pescatore? La foto qui sotto riassume un pò l’attrezzatura che viene usata. Partiamo innanzitutto dall’abbigliamento: una pantalone e una maglia entrambi neri.

Una cesta intorno al collo con una corda legata ad un masso che serve per scendere rapidamente in profondità, una forcella ricavata dal guscio della tartaruga che serve per chiudere il naso, una copertura in pelle per le dita per poter prendere le ostriche senza tagliarsi. Questo è tutto. Le immersioni avvengono senza maschera, ad occhi aperti. Per evitare la salinizzazione degli occhi e la perdita di visibilità’ si apre un occhio per volta.

A tutt’oggi questo è il modo di pescare le perle di Dubai, incredibile vero? Questo e’ il Tasbih o rosario della preghiera musulmano fatto interamente con le perle. Ne esistono solamente tre, uno è di proprietà della Pearl Farm che ho visitato e gli altri due sono nelle mani di altrettanti Sciecchi.Ricorda il Komboloi greco anche se quest’ultimo ha perso un po’ la caratteristica di contapreghiere e viene usato come passatempo o scacciapensieri dagli abitanti della penisola ellenica.Chiudo questo racconto con un aneddoto personale.

Non amo particolarmente la musica di Baglioni ma, forse (anzi quasi sicuramente) perché ho la fortuna di essere un padre, c’è stato un momento della vita in cui mi è ronzato spesso nella testa un suo pezzo, “Avrai”, una bellissima poesia inmusica dedicata a suo figlio Giovanni. Un passaggio di quella canzone dice ” Un sole che si uccide e pescatori di telline”… 

Finale

Ebbene, la vita, le sue strane combinazioni ed i suoi incroci mai del tutto prevedibili ha fatto sì che per un giorno io mi sia trovato a vivere quei versi, a sentire sulla mia pelle il sole cocente degli Emirati e vedere a lavoro questi coraggiosi ricercatori dell’era moderna e non vi nascondo che ciò mi ha generato dentro una certa suggestione, che mi ha fatto vivere quelle ore con una incredibile partecipazione emotiva che andava al di là di quella che sono normalmente in grado di esprimere nelle solite escursioni che ho fatto un po’ in tutto il mondo.

Sarà stato forse (credo) anche per l’incredibile passione letta negli occhi di questi uomini che vivono il loro lavoro non solo come un qualcosa che li aiuti “a campare” ma come un privilegio, un lascito del passato di cui loro oggi sono gelosi custodi e che domani sono pronti a passare a loro figli affinché questo tesoro (e mi riferisco alla tradizione, non alle perle in se), non si perda.