Vi do un consiglio. Non venite mai in vacanza con me. Scherzo, ma nemmeno tanto. Sì perché riconosco che il mio modo di vivere le vacanze è lontano anni luce dalla media delle “persone normali”. Se mi immaginate pacioso e rilassato a girare per le strade delle metropoli di mezzo fondo vi dico che siete completamente fuori strada. Il mio modo di vivere il soggiorno in un posto nuovo lo definirei come “ossessivo“. Lo so la parola non si collega molto al termine vacanza, ma è così che sono quando spengo il computer per dedicarmi a quello che mi piace di più: scoprire nuovi posti e fotografarli. E, come anticipato, lo faccio in modo ossessivo, con una fame di vedere, di conoscere, di scoprire cose nuove, culture diverse, ambienti inaspettati, sapori inattesi .
Da quando esco dall’hotel la mattina a quando ci ritorno la sera la mia giornata è un turbinio di visite, di chiacchierate con la popolazione locale (laddove possibile) per conoscerli meglio e per “estorcere” loro suggerimenti su cosa fare e vedere. E poi tanti chilometri, a piedi o su qualsiasi mezzo che mi consenta di massimizzare, in termini di efficacia, ogni singolo secondo che sto trascorrendo in questo o quel Paese.
La mia non è voglia di conoscere, è qualcosa di più simile alla “foga” di conoscere. Foga a cui, ovviamente, si aggiunge quella di fotografare. E da qui che nascono altre mille fatiche. Per la cima o lo skyline da raggiungere, per le mille prove che mi fanno arrivare allo scatto, quello scatto, come dico io; e poi sveglie all’alba per trovare la luce migliore, valutazioni meteo per la visibilità, e tanto altro ancora. Lo so, andare in vacanza con me è un duro lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare.

Ma non è esattamente di questo di cui vi volevo parlare. Questa introduzione mi serve però a darvi una lontana di idea su mio tratto caratteristico; quando sono in vacanza e la sera torno in hotel sono assolutamente quello che si può definire uno straccio.
Per questo, ed anche per il fatto che grazie al cielo me lo posso permettere, quando sono in viaggio e mi capita di soggiornare in grandi città tendo a scegliere sempre il meglio possibile per il mio ristoro serale. E così ho fatto anche quando sono stato ultimamente in India. Sapevo che avrei dovuto girare tutto il giorno per le strade bollenti di New Delhi in mezzo a folle oceaniche di ragazzi pronti a lanciarsi cascate di colori per la l’Holi Festival.
Cosi, quando ho dovuto scegliere dove alloggiare non ho avuto dubbi nell’andare al Leela Palace Hotel. Conoscevo la struttura ed avevo letto ottime recensioni ma la sorpresa grande è stata quella di trovare una manager, Preeti Vohra Makhija, che davvero mi ha fatto sentire un re nonostante tutti i limiti e i problemi del periodo.


 Pur non conoscendomi di persona Preeti Vohra  è stata in grado di capire sin da subito, secondo un dettaglio davvero inatteso, tutto quello di cui avevo bisogno proponendomi un pacchetto di servizi a cui mi ha fatto accedere nell’immensa struttura del Leela Palace.

Dalla Spa dove il mio corpo ha ritrovato ristoro dopo giornate incredibili, allestita secondo i massimi standard di sicurezza in ragione del Covid 19, all’Infinite Pool, l’unica grande piscina sul tetto dei New Delhi,

Insomma, miei “cari lettori”, le poche ore passate in hotel me le sono proprio godute, e sono diventate a loro modo una vacanza nella vacanza.
Nel pacchetto “regale” che  Preeti Vohra Makhija aveva preparato per me non poteva mancare un tour dei vari ristoranti del Leela Palace.

Considerate che ce ne sono quattro. Uno, “The Qube” aperto h24, e tre aperti solo negli orari dei pasti principali con cucine giapponese, indiana, francese e italiana.


Il risultato? Vi dico solo che la bilancia, a fine vacanza segnava 2 chili in più nonostante i tanti chilometri percorsi a piedi e la cosa più strana è che ancora oggi, quando ne parlo con qualcuno, non smetto di raccontare di quanto sia rimasto estasiato dal cibo del hotel, un entusiasmo non comune per un italiano che torna dall’India.
Ho voluto scrivervi questo pezzo perché mi fa piacere ricordare quei giorni a New Delhi, giorni  faticosi fiscicamente, ma che ricordo ancora con un sorriso dentro ed uno più reale fuori sulle mie labbra; giorni in cui, tutto lo staff del Leela Palace è riuscito nell’impresa di non farmi mai sentire solo, nonostante in realtà lo fossi.

Come è finito il mio soggiorno all’hotel? Con l’ultima sorpresa. Un’auto che mi ha accompagnato dalla struttura fino in aeroporto risparmiandomi notevoli scocciature e stress. Ineguagliabili.