Un detto turco dice: “Se hai ucciso un gatto devi costruire una Moschea per farti perdonare“.


Questa frase, così curiosa, ma anche così emblematica, spiega in maniera chiara e immediata perchè Istanbul sia unanimemente riconosciuta come la Capitale mondiale dei gatti. 


Un “titolo” ma anche una piacevole ed inattesa sorpresa dacché non conoscevo di questa tradizione locale, che ho scoperto in questi giorni di permanenza a Istanbul. Una sorpresa, le strane combinazioni con cui si diverte a giocare la vita, che arriva a pochi giorni dal mio ritorno, da un altro Paese, l’India dove sono le mucche a scorrazzare libere per le città e ad essere trattate come delle divinità; un’altra tradizione di grande rispetto per gli animali che mi ha molto affascinato vedere da vicino e che vi ho raccontato in questo mio post.
Anche ad Istanbul, un po’ come in India, il rispetto per i gatti nasce, anche se le fonti non sono tutte concordi sul tema, da antefatti religiosi. Pare infatti che il profeta Maometto fosse quello che in gergo si definisce un “gattofilo” e che si accompagnasse di frequente con “Meuzza“, una gattina che assisteva a tutte le sue preghiere distesa sul suo mantello; la leggenda narra che durante una di queste lunghe preghiere del profeta Meuzza si fosse addirittura addormentata, ed Maometto, pur di non farla svegliare, avesse reciso parte del suo mantello affinché la gattina potesse continuare a dormire tranquilla.

La stessa leggenda racconta inoltre che un giorno Maometto avesse impresso il caratteristico colore striato dei gatti attraverso una delle sue carezze a Meuzza dandole così anche un importante dono, ovvero la capacità di “saper cadere” alla base delle famose sette vite dei gatti.

Che ci sia o meno un origine religioso quel che è certo che i gatti sono i padroni incontrastati della città. Ovunque, e non esagero quando dico ovunque, troverete micetti intenti a prendere il sole con scodelle di acqua e croccantini che gli abitanti della città mettono a loro disposizione insieme a delle cuccette sparse tra i vicoli e i parchi. Ecco, a tal proposito, una cosa importante da dire è che la stragrande maggioranza di questi gatti vive libera, per strada, pur fruendo del vitto generosamente offerto dalla popolazione. E’ raro che un gatto viva in casa e quando accade (vi riporto quello che mi hanno raccontato) è perchè il gatto ha scelto la sua famiglia e non il contrario come avviene di solito.


Sono felini abituati alla presenza dell’uomo e per questo di solito anche molto socievoli; anche da turista non vi mancherà infatti l’occasione di poterne coccolare più di uno camminando per le strade di Istanbul.

Ecco quindi che, oltre alle incredibili bellezze artistiche e architettoniche della città, i gatti rappresentano uno dei soggetti migliori per un po’ di foto a Istanbul. Che si tratti di “beccare” un loro sbadiglio particolarmente comico o una posa altrettanto comica, siate sempre pronti con le vostre reflex a immortalare questa strana sfumatura delle usanze turche.

E vi dirò di più… A distanza di poche ore, mentre riguardo le foto di questi giorni e, sotterraneo, sento scorrere un sottile fiume di riconoscenza verso questi curiosi felini.
Il motivo? I gatti mi hanno fatto conoscere quell’Istanbul che vive all’ombra delle principali attrazioni turistiche della città come la Basilica di Santa Sofia, la Moschea Blu o il Gran Bazar. E’ l’Istanbul dei vicoli secondari dove magari i turisti ci passano raramente. Ma è anche l’Istanbul più vera, quella decisamente più capace di raccontare meglio questo popolo spesso inquieto ma dal grandissimo orgoglio e, geloso custode di tradizioni millenarie.