Da analogico a fotografia digitale .

O voi tutti assuefatti come me dalla fotografia digitale.

Immaginate questa scena.

Siete in vacanza e decidete di scattare una foto con tutti i vostri amici, seduti a tavola, davanti a un cocktail e con un tramonto mozzafiato a fare da cornice.

Prendete la vostra camera, la posizionate e attendete un tempo di esposizione di solo otto ore.

Fu infatti così che Nicéphore Niépce scattò la prima foto e se a noi sembra poco pratico è perché, dal 1826 a oggi, sono cambiate molte cose, radicalmente.

Diciamo che, con otto ore di esposizione, adesso riusciremmo a girare un timelapse da condividere sui social.

Tutto è digitale oggi

Ormai, infatti, l’audiovisivo è digitale anzi, noi pensiamo in digitale.

Il mondo va veloce e noi vogliamo essere intuitivi e rapidi senza attendere una posa infinita che sì, ci regala una foto resistente alla luce, ma di color grigio e poco nitida!

Per digitalizzazione si intende quel processo di rinnovamento e cambiamento, che dal 1991, insieme alla nascita del World Wide Web (Internet), ha cambiato il nostro modo di percepire la tecnologia nel suo insieme.

La risposta del mondo della fotografia a questa modernizzazione è stata rapida, a partire da una totale evoluzione delle fotocamere.

Da molto tempo le foto non sono più appannaggio di pochi, il mondo della fotografia attinge da un bacino di utenza immensamente più grande rispetto al passato.

Un passo indietro

Facciamo però un piccolo passo indietro:

Nel 1948, nasce la Polaroid modello 95, la prima macchina fotografica a sviluppo immediato, grazie all’inventore statunitense E.H. Land (adesso sono tornate di moda… il fascino del vintage).

Nel 1970 viene realizzata dalla Canon la macchina fotografica più veloce al mondo.

In molti ricorderete inoltre la pubblicità della Kodak, società nata nel 1975 e portatrice sana della moderna digitalizzazione.

L’azienda puntava a creare una fotocamera in grado di rendere le immagini in digitale, subito dopo lo scatto.

E ci riuscì: dopo tre anni arrivò infatti il deposito del brevetto.

Verso la fine degli anni ’80 nasce il software Photoshop e nel 1990 arriva Adobe, ancora oggi leader indiscusso del fotoritocco.

In realtà la post produzione esisteva già, ma veniva realizzata in camera oscura ed era sicuramente molto più difficile, inquinante e con evidenti limiti (anche alla creatività del fotografo stesso).

Ricordiamo infatti che la realizzazione delle pellicole, il loro sviluppo e la stampa finale prevedevano l’utilizzo di prodotti chimici, difficili da smaltire. Oggi non sono più necessari. Purtroppo, la produzione dei sensori fotografici a base di silicio ha comunque un impatto sull’ambiente, anche se i dati non sono ancora definitivi.

Negli ultimi trent’anni, infine, sono cambiate diverse caratteristiche e funzioni delle fotocamere.

Sono arrivate le reflex digitali, ad esempio, che, lavorando su diaframma e tempo di esposizione, sono in grado di produrre delle foto, che possono essere tranquillamente catalogate come professionali.

Soprattutto nei modelli di ultima generazione, senza però sottovalutare quelli più datati, troviamo in dotazione una fotocamera e delle applicazioni che ci consentono di lavorare sia outdoor che indoor.  

Tutto questo si definisce Mobile Photography ed è diventato un vero e proprio modo di scattare.

Vantaggi del digitale

Uno dei primi vantaggi che la fotografia digitale ha portato ai fotografi del nuovo millennio, è la possibilità di visualizzare lo scatto immediatamente.

Oltre a una drastica riduzione dei tempi di sviluppo e di stampa, abbattendo i costi di produzione del prodotto finito, riducendo il rischio della perdita dei dati e senza spesa di allestimento e mantenimento della camera oscura (non facilissima da utilizzare), oppure l’utilizzo di un service professionale a pagamento.

Oggi si ha un investimento iniziale dell’attrezzatura che rende tutto più semplice ed economico, nel lungo termine.

Il rovescio della medaglia.

Come tutte le innovazioni tecnologiche, anche in questo campo si è diffuso il sentimento o la falsa (come vedremo) convinzione da parte di fotografi, di diventare obsoleti e facilmente rimpiazzabili.

Sicuramente può’ aver influito il fallimento della stessa Kodak.

La quale non riuscì a competere con il mercato che paradossalmente aveva essa stessa creato, forse per mancanza di lungimiranza e visione sistemica.

Proprio da errori come questo dovremmo invece imparare a fiutare il flusso delle nuove tendenze di mercato, per non lasciarci sorpassare dalle innovazioni, per stare al passo con i tempi e reinventarci di continuo.

E il futuro?

Si dice che il futuro della fotografia (analogica o fotografia digitale), sia liquido, quindi… “Be water, my friend!”.

Continuate a sperimentare nuove tecniche, divertitevi a scatenare la vostra curiosità e la vostra fantasia, ma soprattutto visualizzate lo scatto con la prima macchina fotografica: i vostri occhi, la vostra idea, il vostro gusto.

La tecnologia non potrà prendere decisioni qualitative per voi, business e creatività non sono due rette parallele.

Chi si occupa di fotografia, o anche solo di blog di fotografia, non dovrebbe vivere nella paura di essere rimpiazzato, perché sono moltissimi i contesti in cui è fondamentale.

Dai matrimoni (o eventi privati di rilievo) a concerti e manifestazioni culturali di spessore internazionale e non solo, passando per la pubblicità, la moda, lo still life e altre categorie, il fotografo professionista è indispensabile.

Non sono la tecnologia o la digitalizzazione a penalizzare il mestiere ma solo l’assenza di una vision e di curiosità, della voglia di restare aggiornati e di acquisire nuove competenze, soprattutto nel campo della post-produzione, dove la professionalità fa la differenza.

Un aspetto essenziale della creatività è non avere paura di fallire.
– Edwin Land-