Vi è mai capitato di sentir parlare di “consumismo sentimentale”,? Se anche non ne avete mai sentito parlare state pur certi che o voi, o qualche vostro conoscente, o entrambi siete o siete stati affetti da questo sotteso “virus” dell’epoca moderna.

Cosa è il consumismo sentimentale? Non è altro che la proiezione dello stile di vita per l’appunto consumistico di tutta l’odierna civiltà accidentale, applicato ai sentimenti. Per intenderci: cos’è il consumismo? Il consumismo è quell’idea per cui noi tutti siamo su questa Terra in quanto “consumatori” ovvero clienti, di qualcosa e qualcuno. Qualcuno potrebbe obiettare che i venditori, in realtà, sono sempre esistiti da che mondo è mondo. È vero, la differenza però, rispetto al passato, è che adesso la vendita o al contrario l’acquisto di un prodotto non è più qualcosa di funzionale alla vita della persona, è la vita stessa. Apriamo gli occhi al mattino e dal bar a colazione, dalla merenda al supermercato, il pranzo al ristorante, la spesa la sera in supermercato o online, ogni singola ora della giornata è scandita da acquisti e suggerimenti per gli acquisti.

Passiamo le 24 ore di una giornata tipo ad acquistare e consumare; lo facciamo anche quando dormiamo visto che spesso ci capita di sognare quello che vorremo acquistare domani?

Perché siamo ricchi? No, o almeno non tutti, pochissimi in realtà; ciò accade perché le cose hanno perso valore e quindi si acquistano con poco.

Trova uso frequente in queste situazioni l’esempio del paio di scarpe: cosa fate oggi se la suola delle vostre scarpe si scolla? Le buttate, in parte perché (in quanto prodotte in Asia e quindi “di scarso valore”) le avete pagate poco, in parte perché non esiste più concetto del riparo. Piuttosto ricompro, non riparo.

E così via applicando lo stesso discorso non solo alle scarpe ma anche ai vestiti, agli accessori, all’arredamento e a quant’altro vi venga in mente.

Fin qui è molto probabile che il ragionamento fili anche a voi e che siate sostanzialmente d’accordo con la mia premessa. Ma forse vi starete domandando: sì, ma cosa c’entra tutto questo con i sentimenti? Ed ancor più: che ci azzecca con la fotografia?

 Datemi fiducia, ci arrivo.

Il punto è che a furia di applicarlo pedissequamente ogni giorno alle tante scelte d’acquisto a cui siamo sottoposti è accaduto che, alla fine, questo virus ha fatto a modo suo il suo “salto di specie” passando dagli “oggetti” ai “soggetti”, dalle cose alle persone, dalle relazioni commerciali a quelle personali.

Vi faccio qualche esempio brutale per spiegarmi meglio: quanti amici avete su Facebook? 100? 200? Bene, quanti di questi chiamereste nel pieno della notte se vi capitasse di essere nei guai e di aver bisogno di aiuto urgente? Ebbene sono pronto a scommettere che sono meno di una decina.

Ecco qui una dimostrazione di come il consumismo abbia intaccato alla fine anche il modo in cui gestiamo in nostri rapporti che da relazioni si sono semplicemente trasformati in numeri; si accumulano amici, conoscenti, ma anche partner, come fossero soldi in banca. Ma la differenza sostanziale rispetto al denaro messo al sicuro in un istituto di credito, è che non avremo mai modo di spendere queste relazioni così accumulate, sono dei vuoti a perdere.

Nei rapporti di coppia il consumismo sentimentale ha portato al boom di siti web per appuntamenti dove tutti, o quasi, cercano l’avventura di una notte come se il domani non ci appartenesse più. Viviamo i rapporti di coppia al solo tempo presente, senza costruire, senza “riparare”. C’è un problema? Chiudiamola qui! Oggi. E domani?  E chi pensa più al domani!

Ma se il domani diventa vuoto è un disastro perché il mio domani, oggi, sarà il mio ieri dopodomani. E quindi se facciamo in modo che il domani sia sempre vuoto, privo di senso, privo di progettualità, di impegno, anche di sacrificio direi, finirà che tra qualche anno, voltandoci indietro vedremo il nostro tempo passato come una sequela di vuoti, magari fatti di esperienze ed incontri lì per lì piacevoli, ma alla fine inconsistenti, al punto che non ne ricorderemo nemmeno uno.

E invece il mio sogno è sempre quello di riuscire a ricordare uno ad uno tutti i giorni della mia vita, anche quelli meno piacevoli. Do il massimo nel lavoro come nelle relazioni propria in quest’ottica; rendere quell’oggi che il destino mi ha dato in sorte di vivere un giorno memorabile da ricordare domani.

Figo? Non sempre. Non vi nascondo infatti, che questa mia indole se per certi versi mi ha portato a raggiungere grandi risultati in termini professionali, dall’altro mi porta, sovente, a vivere pesanti frustrazioni quando, quell’impegno di cui parlavo prima, non lo ritrovo in chi mi circonda, che sia un partner o un collaboratore.

Quando ciò accade, accanto ad un sotterraneo senso di rabbia, riaffiora sempre anche un certo livello di dispiacere perché mi rendo conto di ciò a cui questa persona, ripeto, partner o collaboratore che sia, sta rinunciando, non impegnandosi per il suo, in qualche caso anche “il nostro”, domani.

Riflettendoci, forse questa mia smania di ricordare, di fermare il tempo, di dare immortalità ai ricordi, alle situazioni vissute, mi ha portato a diventare un fotografo. D’altronde cos’è un’immagine su pellicola, se non un tentativo di dare un domani a qualcosa che sta avvenendo oggi?

Mi capita spesso, riguardando gli scatti fatti in tutti questi anni, di riuscire a ricreare perfettamente nella mia mente il flusso di pensieri che avevo in testa nell’esatto istante in cui stavo scattando quella determinata foto.

È un esercizio a volte piacevole, a volte doloroso. È piacevole quando mi capita di rivedere posti incredibili in cui sono stato, quando vedo le foto di mio figlio che cresce; è doloroso, per me come credo per tutti, quando nell’album dei ricordi sfoglio volti di persone che sono state per me importanti e che ora non ci sono più.

Quelli sono i casi in cui la fotografia è riuscita a dare un tempo futuro a un rapporto a cui invece noi, consumatori sentimentali, non abbiamo voluto dare un domani.

Un tempo, quando non esistevano le macchine fotografiche digitali o gli smartphone con 41 Megapixel di risoluzione, quando per vedere le foto dovevi aspettare 2 giorni e le pagavi profumatamente una ad una, un tempo stavamo molto più attenti ogni volta che dovevamo fare uno scatto.

Lo curavamo, lo progettavamo e se poi magari, una volta sviluppato il rullino scoprivamo che era venuta mossa ci arrabbiavamo pure.

Oggi no; oggi fai una foto e se anche fa schifo la lasci in memoria o la cestini; basta premere su “cancella” e sei pronto a scattarne un’altra.

Il problema è che con questo pulsante “cancella” ci è un po’ scappata la frizione ultimamente e, abusandone, ci illudiamo di poterlo utilizzare anche nei rapporti personali, proprio dove, invece, avremmo bisogno di schiacciare più spesso il pulsante “salva”.

Il fatto è che, alla fine, per quanto possiamo riempirci di relazioni, amicizie, beni e ricchezze di qualsiasi tipo, la verità è che alla fine della “nostra clessidra” conteranno solo le cose importanti che abbiamo vissuto, quelle esperienze e quelle relazioni che ci hanno stravolto nel bene e nel male, quelle che ti ispirano le foto miglior se ci pensate, quelle per cui non esisterà mai un tasto cancella… Per fortuna.