Ci sono 5 cose che ogni fotografo dovrebbe assolutamente riprendere con la sua fida macchina almeno una volta della vita. Una è l’Aurora Boreale: ve ne ho parlato in questo blog, il più grande spettacolo naturale al mondo, la potenza del cielo stellato che si fa luce, colori. Il problema dell’Aurora Boreale è che, non è semplice raggiungere i posti in cui è osservabile a pieno e non è del tutto predicibile.

Una seconda grande “Mecca” mondiale della fotografia è sicuramente l’Holi Fest, in India. Si tratta di una festa religiosa Hindu, che, più o meno casualmente coincide con l’equinozio di primavera e che, rigorosamente in un giorno di Luna piena ricorda la vittoria del bene sul male, una grande festa celebrata prevalentemente dai più giovani, famosa in tutto il mondo per le cascate di polvere colorata che vengono lanciate in aria andando a colorare, cadendo, volti, vestiti, interi paesaggi.

Ora, tornando al tema di questo blog ovvero la fotografia, mischiata con ghiaccio ad alcuni miei pensieri, capite bene che trovarsi all’Holi Fest, come mi è accaduto quest’anno in quel di Dauji vicino Agra, ha significato trovarmi di fronte ai due elementi “scenico-naturali” che fanno felice un fotografo: colori e luce.

Ed in effetti di “un’orgia” (consentitemi il termine) di luce e colore si è trattato e, non vi nascondo, che a un tratto, gli input sui soggetti da fotografare erano diventati così tanti che credo, da un certo punto in poi, di aver perso addirittura il controllo dei miei scatti. Io premevo, in continuazione, e la mia fida reflex riprendeva, salvava, ricordava.

Caldo asfissiante, fumi di colore ovunque, un terribile frastuono hanno fatto da paesaggio ad una mitragliata di click, non saprei nemmeno contarli; eppure, non ci crederete, nonostante si tratti come detto di scatti all’80% casuali, solo pochissimi erano da cancellare.

Consigli su come programmare le vostre foto per l’Holi Fest? Principalmente mi sento di dare 3 indicazioni a riguardo: la prima è quella di munirvi di andare sul posto, il Tempio Hindù dedicato all’evento, con almeno due macchine fotografiche (entrambe coperte da cellophane o pellicola adesiva) al seguito perchè appena inizia la festa potreste, essere investiti dalle polveri colorate e con voi il vostro obiettivo.

Il secondo consiglio, collegato al primo, è quello di trovare la giusta distanza per scattare le foto; lo so che il vostro istinto di reporter vi porterà a cercare di stare il più vicino possibile al soggetto ma il problema è che, se vi avvicinate troppo, finirete “per diventare voi il soggetto” ovvero essere inglobati nella folla impazzita fino a non vedere più nulla ad un palmo dal vostro naso. Cercate posizioni rialzate dove quindi i colori (che tendono poi a ricadere dopo esser stati lanciati) non arriveranno.

Il terzo consiglio che vi do è quello di prevedere, alla fine della festa, di posizionarvi all’uscita del tempio per poter fotografare i volti colorati dei partecipanti che abbandonano la struttura con un grande sorriso stampato in volto e ben contenti di farsi fotografare.

C’è infine un quarto consiglio, fuori concorso, che mi sento di dare e che in parte ho già anticipato in altri post di questo blog che è il seguente; col passare del tempo man mano che “il fuoco sacro della fotografia” cresceva in me, mi sono reso conto che ero sì diventato sempre più bravo nelle mie riprese, ma troppe volte la foga di catturare quello scatto pazzesco, da mostrare fiero su Instagram, mi ha portato, troppe volte, a non vivere a pieno quello che mi accadeva intorno. Ecco questo è un peccato, oltre che un errore, anche perché, e di ciò ne sono convinto, per poter catturare coi propri scatti l’anima di un popolo, di una festa, di un evento, bisogna provare a capirlo da dentro, con grande apertura mentale, senza preconcetti e con empatia. Altrimenti siamo solo reporter ma non fotografi; che è diverso.

Durante le mie caldissime ore in giro per New Delhi in occasione dell’Holi Fest, diverse volte, poche volte, ma buone, ho avuto anche “il coraggio” di abbassare la macchina fotografica e guardare con i miei occhi la festa, provando a farne parte, con rispetto.

Ed è stata in quest’occasione che ho capito uno dei tratti salienti del carattere del popolo indiano, ovvero l’essere spesso portatore di “profonde convinzioni” (pensate ad esempio a Gandhi), in questo caso religiose, che anche in un momento di pandemia mondali hanno portato milioni di ragazzi a buttarsi per strada, a festeggiare ancora una volta la vittoria del bene sul male e la sconfitta del demone Holika.

All’estero tale “folla” è stata giudicata come una “follia” ma io, avendo vissuto da vicino l’evento, non mi sento di giudicare questi ragazzi, perché ho percepito sino in fondo la loro voglia di mantenere viva un’usanza che, per qualche giorno l’anno, da loro un senso di festa, di rinascita, di pace.

E se una festa serve a festeggiare la pace allora ben venga!

Ecco mentre ero li ho provato a mettere a fuoco, ma nella mia testa, e non con l’obiettivo, queste considerazioni per farle più internamente mie; ed è stato allora che, messa al sicuro la mia reflex nello zaino, ho anche trovato il coraggio di fare quel passo avanti, salutare il bianco della mia camicia, ed entrare per qualche minuto “dentro” l’esplosione selvaggia di colori dell’Holi Fest.

Oltre ad una maglietta sporca ma più bella che al naturale, non avrei scatti da mostrarvi, e d’altronde non mi sarebbe stato possibile farli, per condividere con voi quel momento. Ho alcuni scatti impressi nei miei ricordi, tre in particolare che credo non cancellerò mai, ritraevano colore, sudore, sorrisi.

PS: all’inizio del post vi avevo parlato di almeno 5 posti/eventi che ogni fotografo dovrebbe riprendere almeno una volta nella vita, ma in realtà ve ne ho mostrati solo 2. Non è un errore; alcuni di quelli mancanti ho già avuto la fortuna di riprenderli e ve li mostrerò nei prossimi post, altri li devo ancora fotografare nei miei prossimi viaggi in giro per il mondo. Seguitemi.