Le rette parallele secondo Euclide

Circa 2500 anni fa il buon Euclide da Alessandria d’Egitto ci raccontava che due rette parallele non si incontrano mai.

Ma è davvero così?

Attenzione, non voglio qui enucleare o confutare teorie matematiche, non è questo che mi interessa. Quello che invece mi piace analizzare è come il quinto postulato di Euclide finisca spesso per mapparsi nei rapporti personali.

Mi spiego meglio. Avete presente quelle relazioni, a volte mancate, che non trovano mai il tempo di incrociarsi nel corso di un’intera vita eppure continuano imperterrite a scorrere parallele per anni, resistendo al tempo ed a tutto il resto?

Non si incrociano mai, o forse sì, ma rimangono sempre vicine, mantenendo sempre la stessa identica distanza tra se.

Nella vita reale

Credo sia capitato a tutti. Succede nelle relazioni sentimentali, i famosi “mancati amori”, ma anche nel lavoro, nelle amicizie. Si rimane vicini, ci si guarda, ci si scruta (all’infinito), senza incrociarsi mai.

O forse sì?

Beh, con tutto il rispetto che ho per il mio caro Euclide, quello che invece io sento è che sì, due rette parallele, apparentemente destinate a non incontrarsi mai, all’infinito si incontrano, altro chè.

Come lo so? Semplice, me l’ha insegnato la mia grande passione.

Provo a spiegarmi di nuovo meglio. Immaginate (ma non lo fate), di piazzare il vostro bel cavalletto in mezzo ai due binari di una lunga ferrovia; magari una di quelle che scorrono senza linee di orizzonte che la interrompano. In Italia mi è capitato di vederle in Puglia o nella bassa Padana.

Ebbene se doveste fare una fotografia piazzando la vostra reflex esattamente al centro dei binari vedrete nell’immagine da voi ripresa che, sì, a un certo punto, molto in là, i due binari si uniscono. Impercettibilmente, ma si uniscono.

E, da buon fotografo, io non posso che credere a quello che vedo in un’immagine fotografica. Ciò che il mio obiettivo riprende per me è realtà, pura, indiscutibile.

Povero Euclide!

Ed Euclide? Se ne farà una ragione, per quel che mi riguarda.

Al di là di quello che mi racconta la prospettiva fotografica è infatti la mia stessa esperienza di vita che mi racconta che, sì, se ci si dà una chance, anche le rette parallele possono incontrarsi.

Come? Ci sono due modi. Con la pazienza o con la pazzia.

In che modo, vi chiederete, la “pazienza” può far incrociare due rette, o per parlare fuor di metafora “due destini”, si possono incrociare all’infinto? Beh qui ci viene incontro un altro matematico, Gauss, decisamente più vicino a noi storicamente, il quale suggerì che se al posto di un coefficiente angolare reale, in una retta, ne usiamo uno “non reale” come infinito, allora, sì due rette parallele prima o poi si incroceranno.

Di qui il famoso detto “pseudo matematico” per cui all’infinito due rette parallele si incontrano.

Certo, ci vuole pazienza, infinita pazienza. E chi ce l’ha? Io certamente no.

Ecco quindi che esiste il secondo modo con cui tutti noi possiamo far sì che due destini apparentemente destinati a non trovare mai una destinazione comune possono incrociarsi: la pazzia.

Vi devo qualche dettaglio in più. Ritorniamo ai binari del treno di cui sopra. Ed immaginate il treno. Poverino dal momento stesso in cui viene costruito è costretto a muoversi, fare lunghissime distanze ma sempre all’interno di quei due binari, senza poter mai uscire, senza poter decidere dove andare.

Quel treno siamo noi, e quei binari apparentemente destinati a non incontrarsi mai sono le nostre aspirazioni quando ci manca “la pazzia”.

Solo con la pazzia noi e quel povero treno di cui sopra possiamo decidere, a un certo punto, di saltare fuori da quei binari, con tutti i rischi che questo comporta.

In conclusione

Ci si lancia fuori dai binari quando si ha la forza per uscire da una relazione logora o, al contrario, per tuffarsi in una nuova relazione “apparentemente” senza futuro ma che, invece, dentro (lo sappiamo), alimenta fuoco, passione, intenzioni.

Ci si lancia fuori dai binari quando si ha la determinazione di lasciare il posto fisso per inseguire il lavoro che abbiamo sempre sognato, quello che, magari, non ci garantisce lo stipendio sicuro a fine mese ma che ci da il mordente giusto per alzarci dal letto tutte le mattine e dire “oggi spacco”.

Ci si lancia fuori dai binari anche quando si ha il coraggio di mettere in discussione i nostri preconcetti; quelli culturali e religiosi che ci sono stati inculcati da piccoli e quelli che inconsciamente si sono sedimentati nella nostra testa con gli anni.

Ma, c’è sempre un “ma”, per uscire da questi binari e affidarsi alla pazzia bisogna essere pazzi (nel senso clinico del termine). E se abbiamo la fortuna/sfortuna di non essere pazzi? Beh c’è ancora un’ultima chance. Bisogna essere coraggiosi. O, autocitandomi, bisogna scegliere se essere felici o contenti.

Il coraggio riempie quei vuoti di pazzia che la società post illuminista ha creato nelle nostre menti diventate così troppo razionali.

Quante volte, magari ascoltando la storia di qualche conoscente che ha lasciato tutto per girare il mondo o per inseguire un nuovo amore abbiamo detto: “quello è un pazzo”. No, è solo coraggioso. Sta seguendo i suoi sogni. Sta facendo incrociare due rette parallele, alla faccia di Euclide!