La fotografia artistica

“Non esiste la fotografia artistica.
Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare”.

Così scriveva Nadarfotografocaricaturistagiornalistaromanziere e pioniere del volo aerostatico.

Molte immagini le conosciamo perché hanno fatto la storia, anche se non sapremmo dire il nome del fotografo che ha realizzato lo scatto.

Oggi vorrei parlarvi di cinque fotografie che mi hanno ispirato in modo particolare, alternando quelle storiche, che sicuramente conoscerete tutti, ad altre un po’ meno “virali”.

Foto 1

Inizierei proprio con questo Ritratto di Sarah Bernhardt, del 1865, ad opera del citato Gaspard-Félix Tournachon (Nadar era il suo nome d’arte).

Già dal 1850 le innovazioni tecniche permisero di rendere semplice e veloce il processo di ripresa e di stampa, consentendo così alla fotografia di divenire accessibile anche agli strati meno abbienti, dando così il via a quella che sarebbe stata la fotografia commerciale.

Nadar fu tra i primi a fiutare la potenzialità della “rinnovata” arte fotografica, promuovendola e diventando uno dei suoi massimi esponenti.

Perché proprio questa foto?

Conosciuta come “La Divina”, Sarah Bernhardt fu un’icona del mondo dello spettacolo, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, nota anche per la sua proficua collaborazione con Alphons Mucha.

Questo scatto mi ha colpito non solo per la sua importanza storica ma anche perché vedo la poesia della donna Sarah, lontana dal ruolo di Divina. Lo sfondo neutro, le sfumature di luce e la scelta del colore del panneggio donano intensità e nostalgia al ritratto, ben diverso dallo sfarzo di stampo bizantino che pervade le ben note stampe di Mucha.

Foto 2

Proseguiamo con Elliott Erwin, fotografo dallo stile inconfondibile e sempre attuale.

Ha saputo immortalare in bianco e nero il Novecento, senza renderlo colloso o scontato.

Persino un bacio, nei suoi scatti, non è mai banale.

Mi piacciono le foto che regalano storie da immaginare. Non sono solo la giusta luce o angolazione, o il saper cogliere la corretta esposizione, a trasformare uno scatto in un evergreen; deve far sognare, pensare, deve mettere in moto il nostro emisfero destro.

Di California Kiss mi chiederò sempre se i due giovani si sono appena baciati, se stanno per baciarsi o se sono dei furtivi amanti… l’indefinibile porta con sé un’irresistibile nota di mistero.

Uno scatto casuale, o una posa accuratamente studiata?

Lo sguardo dei soggetti ritratti appare spontaneo, a veder bene, però, emergono dettagli significativi e non casuali, che spiccano nonostante la presenza scenica incontrastata della donna vestita di bianco, di spalle rispetto all’obiettivo, che rappresenta il “nostro” punto di vista.

Foto 3

La donna misteriosa è Moira Orfei e questo scatto intitolato Gli italiani si voltano è di Mario De Biasi. Trionfo di armonia e tricolore (anche se in bianco e nero): una fotografia, in tutti i sensi, di un’Italia nel pieno del boom economico post-bellico.

“Non avevo ancora scattato e già sapevo che sarebbe stata un’immagine forte, importante. Non per me, per lei. La guardavo e non senti vo più il chiasso della scolaresca, i richiami dell’insegnante, i rumori sordi del campo.”

La ragazza afghana di Steve McCurry non avrebbe nemmeno bisogno di presentazioni; una Monna Lisa moderna, secondo molti critici. Ha catturato l’attenzione del mondo intero.

Eppure di opere di ritrattistica ce ne sono moltissime.

Che cosa rende speciale questo scatto? Sicuramente l’editore della rivista National Geographic fece la differenza, quando scelse la foto per la copertina di quel giugno 1985, ma oltre allo scatto impeccabile, c’è il fattore umano, la delicatezza nel far sentire a proprio agio il soggetto ritratto. Steve McCurry sapeva che sarebbe stato uno scatto importante, sapeva che in quel ritratto c’era qualcosa in più.

Foto 4

Lui è per me fonte d’ispirazione, uomo talentuoso e sensibile, giramondo capace di sentirsi a casa ovunque e di far sentire a casa i suoi modelli per caso; forse è proprio nell’assenza della ricerca di una posa costruita, che si trova quel miracolo chiamato Vita, acqua fresca che scorre e che ci rende impossibile distogliere gli occhi da un’immagine. Questa, precisamente.

Last but not least, facciamo un salto temporale di molti anni, con uno scatto di fotografia artistica che incarna la mia passione per l’architettura, la modernità e la scoperta di nuovi luoghi da visitare.

Foto 5

Roberto Conte è senza dubbio uno dei fotografi contemporanei più autorevoli, nel campo della fotografia d’architettura.

La storia è anche qui e ora, per questo mi piace ascoltare quello che le città hanno da dire attraverso costruzioni più recenti.

Di un ritratto può colpire l’intensità di uno sguardo o la proporzione dei lineamenti, di un edificio colpisce la geometria perfetta, o anche il disequilibrio di luci e forme. Luoghi abitati dove le vite s’intrecciano, che respirano e che ci raccontano il presente in tutto il suo mutevole divenire.

Conclusione sulla fotografia artistica

Condividere con voi lettori questi cinque scatti di fotografia artistica significa rivelare il processo che ha fatto maturare in me la passione per i viaggi, la fotografia e l’avventura.

Un po’ come accogliere ospiti nelle proprie stanze private.

Riprendendo la definizione di Nadar con la quale ho iniziato quest’articolo, penso che la fotografia, come mezzo di comunicazione, abbia il ruolo di dare voce al non verbale, di spingerci a vedere oltre, non soffermandoci a un primo sguardo furtivo.

Se l’essenziale è davvero invisibile agli occhi, la fotografia ci esorta a cercarlo in un’immagine solo apparentemente statica.

Mi piacerebbe conoscere le vostre storie, attraverso le immagini o le foto che vi hanno lasciato un segno, o che vi hanno acceso un sogno…